Tsunami Debole

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Re: Tsunami Debole

Messaggio Da alfonso il Mer Apr 02, 2008 9:06 am

Il tuo ragionamento, Chicca, si basa su un presupposto che in realtà non trova riscontro nei dati archeologici, cioè di una catastrofica crisi della società nuragica nel XII sec. e che questa sia la causa dell’abbandono dei nuraghi e lo sviluppo della società dei pozzi sacri.
In realtà non pare così evidente la successione meccanica delle due società, né tantomeno una crisi verticale o migrazioni di popoli. I pozzi sacri iniziano già a comparire in un momento precedente l’abbandono dei nuraghi (discutiamo ancora se il pozzo sacro di Cuccuru Nuraxi sia stato concepito unitariamente con il nuraghe che lo sovrasta); e non sembrano indicare necessità di ricerca di acqua a seguito di catastrofiche siccità (il pozzo di Cuccuru è proprio il contrario di una “spasmodica” ricerca d’acqua). Quello che si può evidenziare è, invece, il carattere evolutivo di una società dinamica, nella quale i cambiamenti delle forme sociali paiono far emergere una maggiore complessità sociale e, quindi una pluralità di forme di potere; il ruolo emergente dei santuari si evidenzia man mano, parallelamente alla crisi del sistema di potere dei nuraghi. E la società del Bronzo finale non mi pare così residuale rispetto a una precedente età dell’oro; paradossalmente, invece, potremo definirla decisamente più ricca e dinamica, quasi che lo scrollarsi di dosso delle grandi strutture megalitiche, “costosissime” in termini economici e sociali, abbia liberato le grandi energie di questa società.
Le teorie catastrofistiche periodicamente avanzate, soprattutto in ambito americano, sono legate a una scarsa dimestichezza di quel mondo scientifico al ragionamento di tipo storico e al maggior legame con le analisi strumentali. Il risultato è l’appiattimento temporale dei fenomeni che, concentrandosi, diventano unitari, quando nella realtà sono “spalmati” su tempi decisamente più lunghi. Le varie ipotesi sul crollo dei palazzi micenei ne sono un esempio; si è parlato di gravi siccità, o di disastrosi terremoti, o di invasioni (i Dori o alternativamente i Popoli del Mare); in realtà il fenomeno è decisamente più complesso e, soprattutto, più lungo e non prevede una crisi improvvisa, né lo spopolamento. Ci sono stati terremoti, certo, ma che non hanno riguardato la totalità della Grecia e soprattutto non hanno determinato la fine dei palazzi, che sono stati rinforzati; così le carestie, ci sono state, hanno provocato crisi sociali. Ma sono state più concause e, soprattutto, conseguenza di strutture fortemente centralizzate, la cui sclerotizzazione ha portato a un sempre maggior divario tra le classi sociali; qui va individuata la ragione del collasso di un sistema.

Alfonso

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Re: Tsunami Debole

Messaggio Da alfonso il Mer Apr 02, 2008 9:26 am

Dimenticavo, sul nuovo numero del manifesto sardo, rivista on line, c'è un articolo di Alessandro Usai sullo tzunami e il nuraghe s'Urachi.

alfonso

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Re: Tsunami Debole

Messaggio Da Trambuccone il Ven Apr 04, 2008 1:36 am

Grazie Alfonso per il link del Manifesto Sardo........Ho dato una rapida scorsa alla questione Tuvixeddu, ma Orfeo mi prende per un orecchio e ripete " Basta cosi che hai sonno e non stai capendo nulla"!
Domani faro' le pulci a questo link. Ho idea che ci sia roba da cardiopalma... affraid
Bonne nuit à toute le monde.
T.

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Re: Tsunami Debole

Messaggio Da ginfranco giordo il Dom Apr 06, 2008 1:04 pm

[quote="chicca"]Ho avuto modo di riprendere in mano un saggio carino di Fagan (La lunga estate ), che non dice nulla di rivoluzionario ma ribadisce il ritorno in auge della tesi che ipotizza una feroce siccità attorno al 1200 A.C. nel Mediterraneo, con particolare riguardo all’area Egea, causata da un rimbalzo di un evento El Niňo (una modificazione dei regimi delle correnti oceaniche). Si tratta di una tesi assai controversa che, se corretta, spiegherebbe la genesi del periodo di instabilità del bronzo finale.
Premesso che poi Fagan scrive dei ‘Popoli del Mare’ in un modo che secondo me non si può condividere (parte dicendo: “Nessuno sa con precisione chi fossero...”

Fragli studiosi che si sono occupati dei pdm,genti diverse chiamate Shrdn,Libu,Lehek,Luka,Akawasha,Tursha,Shrksh e Peleset,alcuni autori propendono a identificare i Sardi con quelle popolazioni che nelle fonti egizie e accadiche compaiono
come Shrdn o Shrtn la cui lettura vocalizzata da Shardana,shardina,sherden,she-ir-da-ni ed altre (gardiner-Gauthier).
Uno studio di Dayton apparso nel 1984 sembra avvalorare questo tipo di identificazione
sulla base delle analisi chimica di reperti metallici rinvenuti in Sardegna e nel mediterraneo
orientale e sulla base di comparazione tra elementi iconografici presenti nei templi egizi
e i bronzetti sardi di epoca nuragica.
Notizie presenti in una fonte araba tardo-medievale sembrerebbero confermare alcuni dati
che si evincono dalla documentazione egizia -accadica. Riporta in particolare l'ipotesi
di un comunanza di ceppo tra popoli stanziati nel vicino oriente antico e genti che avrebbero colonizzato il nord Africa e le grandi isole del Mediterraneo.
Ibn Khaldun(1332 1406)uno dei massimi pensatori musulmani del medioevo, riportando
notizie di al Mas-udi e al Bakri due autori precedenti, scrive in un suo celebre scritto che
le popolazioni che abitano la Sardegna,la Sicilia,Creta,Cipro e altre isole minori del mediterraneo,provengono dalla Siria.Da li si sarebbero mosse,dopo la morte di Golia,per
dirigersi in Egitto, da dove i Copti le avrebbero costrette ad allontanarsi.
Stabilitesi in Cirenaica, in Tunisia,combatterono contro i Franchi(europei) e gli Afarikah?
insediandosi successivamente in Sardegna,Sicilia,Maiorca e Spagna. Straordinariamente,
le notizie fornite da Ibn Khaldun rieccheggiano gli eventi di cui furono protagonisti i popoli del mare (da un intervento di Giuseppe Contu seminario di Selargius 1987)

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